Luciano

Diagnosi nel 2006

Luciano ha 67 anni, una moglie, due figli e due nipotini. Passa molto tempo in compagnia della sua famiglia e dei suoi amici. È un appassionato di documentari e viaggi che ha continuato a fare anche dopo aver iniziato i trattamenti per il tumore che gli è stato diagnosticato 11 anni fa.

 

Queste sono le esperienze, le opinioni e i punti di vista personali delle persone che ti presentiamo in queste storie. Poiché la tua situazione potrebbe essere diversa, potresti non riconoscertici

IL PERCORSO DI LUCIANO CON LA MALATTIA

Eravamo ad una cena, io e mia moglie. Lei ricorda che quel periodo ero particolarmente nervoso. Sul tavolo c’era il pacchetto di sigarette. Lei ha provato ad allontanarlo da me e io ho avuto la tentazione di dirle: "No, lascialo lì!”. Subito dopo mi ha detto: "Adesso vai a fare un esame del sangue e altri controlli per vedere se è tutto a posto”. Da lì è cominciata la mia avventura. Dopo aver fatto gli esami, i medici hanno visto che c’era qualcosa che non andava. Dopo la TAC sono stato ricoverato in pneumologia e – lo ricordo molto bene- dissi al medico che ero lì perché mi avevano trovato una “macchiolina sul polmone”.

Dopo l’operazione ogni sei mesi facevo i controlli. Al secondo controllo, mi accorsi che nessuno veniva per dirmi che potevo andare via. Quando il medico arrivò, mi disse che purtroppo qualcosa non andava. Mi suggerirono di fare la PET. chirurghi che mi avevano operato mi dissero che ero stato sfortunato e che dovevo essere rioperato. Era passato esattamente un anno dalla prima operazione. Mi dissero: "A questo punto devi fare assolutamente la chemio”.

In quel periodo dovevo andare in America da mia figlia. L’oncologo mi disse che non sarebbe stato un problema e che al ritorno avrei iniziato la terapia.

La chemio…all’epoca non ne capivo molto, sapevo semplicemente cosa volesse dire. Temevo che alla seconda operazione i medici mi stessero mentendo. Che in realtà ci fosse qualcosa che non andava e che il tumore non fosse circoscritto come dicevano.

La sera alle 17 venivo ricoverato e la mattina successiva, se le analisi del sangue erano buone, mi avrebbero fatto l’infusione che durava fino al pomeriggio. Il giorno dopo uscivo dall’ospedale. Ho fatto 3 cicli distanziati di 20 giorni. Mi avevano detto che avrei potuto avere dei bruciori allo stomaco ma non ne ho mai avuti, né ho perso i capelli.

Alla seconda chemio le altre persone che erano lì mi chiedevano come stessi. Io rispondevo che mi sentivo bene e che una volta tornato a casa avrei fatto un giro in barca con gli amici. Loro mi dicevano che si sentivano senza forze.

All’inizio non ho preso bene l’idea della chemio perché dopo la prima operazione non avevo dovuto farla. Pensavo che questa volta avessero trovato delle metastasi, nonostante il medico mi avesse detto che il tumore era circoscritto e che non dovevo preoccuparmi. Però uno ci pensa: in fondo la chemio cosa deve fare se non combattere questo nemico? Non solo il chirurgo, ma anche l’oncologo che mi controllava ogni sei mesi, mi hanno rassicurato. Ed è servito perché dentro di me il pensiero andava sempre lì. Questi momenti di dialogo con i medici sono stati davvero importanti non solo per avere informazioni ma anche per essere tranquillizzato.

Mi ricordo una suora che mi chiedeva sempre come stessi, ricordo che il dottore mi chiedeva se avessi bisogno di supporto psicologico.

Adesso mi alzo alle 8, faccio colazione e vado a prendere il caffè al bar con gli amici per parlare del più e del meno, ma solo quando sono libero dagli impegni con i bambini. Ho due nipotini. Spesso li accompagno all’asilo con mia moglie, poi andiamo a riprenderli. Altrimenti faccio un giro in città con mia moglie o vedo una partita in televisione. Ogni tanto andiamo a cena con gli amici per mangiare una pizza.

Mi piace vedere i documentari sugli animali, per esempio quelli del National Geographic.

L’unico disturbo che ho avuto a causa della chemio è stato il formicolio ai piedi. Tuttora ne soffro, soprattutto d’inverno. Non ero come tanti che quando fanno la chemio non escono di casa: nel mio quartiere tutti sapevano che ero malato. Non avevo vergogna a dire che mi avevano diagnosticato un tumore al polmone.

Nei primi mesi ero pallido, mia moglie me lo faceva notare ogni tanto.

A fare la chemio ti agiti, infatti mi avevano chiesto se volessi dell’assistenza psicologica. Sono situazioni che bisogna provare per capire.

EMOZIONI

Quando ho parlato con il chirurgo non ho avuto domande da fare perché lui era stato molto chiaro. In quel momento non mi sono sentito bene – perché nessuno si sente bene prima di una operazione. Ma almeno mi sono sentito rassicurato. La mia famiglia era preoccupata che la situazione sarebbe peggiorata. Successivamente hanno incontrato il chirurgo così anche loro si sono tranquillizzati. Lui gli ha spiegato che purtroppo durante l’intervento era partita una metastasi che si era fermata vicino ad una costola.

Il giorno dopo mi hanno detto che avrei dovuto salire le scale e poi fare fisioterapia ma non sono stato male.

Le cose sono state gestite molto bene da parte della mia famiglia e dell’oncologo, non ho avuto motivo di lamentarmi, pur considerando la situazione. Il chirurgo è sempre stato molto presente: mi ha spiegato come sarebbe stata effettuata l’operazione e nei giorni successivi passava sempre in camera per chiedermi come mi sentissi.

È stato bello sentirsi seguiti e 'curati'!"

L’unico momento brutto è stato quando dopo il secondo intervento mi hanno detto che avrei dovuto fare la chemio, ma alla fine tutto è andato bene.

Mi piace poter condividere la mia esperienza e pensare di poter contribuire al percorso di qualcun altro.

AMICI E FAMIGLIA

Per me è stato facile parlarne con gli amici, sono un tipo diretto.

A mio figlio lo ha detto mia moglie. Quando lo ha saputo mia figlia si è preoccupata.

Quando mio figlio mi accompagnava a fare la chemio si capiva che c'era qualcosa che non andava, era un po’ strano ma non ne abbiamo mai parlato molto. Mia moglie invece fa molte domande.

Una mattina una suora mi disse: 'Devo farti i complimenti: sei riuscito a far giocare a carte tre persone'. Mi faceva piacere intrattenerli perché io mi sentivo meglio di loro.

Ero un appassionato di modellismo, ho realizzato anche qualche galeone. Adesso c’è il mio nipotino che vuole fare dei disegni insieme!

Stare con loro ti mantiene giovane, sto tornando un bambino anche io con loro! Spesso guardiamo i cartoni insieme e mia moglie mi rimprovera che con i miei figli non l’ho mai fatto. Ma nella vita si cambia!

SALUTE E FITNESS

Il mio medico mi ha detto “non fumare più” Io avevo due sigarette nel pacchetto, le ho fumate poi non ne ho più presa una in mano. Prima fumavo un pacchetto di sigarette al giorno ma, , non ho fatto fatica a smettere. Penso sia stato dovuto alla paura. Prima di allora quante volte, prima di andare a dormire mi ero ripromesso,” Domani smetto. Da domani non fumo più”. E ogni volta la mattina bevevo il caffè e fumavo la sigaretta: non riuscivo a smettere, non ci riuscivo proprio.

Quando mi hanno letto per la prima volta il referto non ho capito subito cosa volessero dire. Poi il pneumologo mi ha detto “lei ha una macchiolina da tabagista”. Questo prima di ricoverarmi per qualche giorno. Mi hanno effettuato una biopsia dopodiché insieme al chirurgo hanno deciso di operarmi. Non ho più toccato una sigaretta: la mia famiglia era contenta per questo passo avanti. Addirittura mi dà fastidio sentire l’odore di sigaretta. Prima tutti i miei vestiti avevano questo odore!

Ho detto al mio pneumologo che quando salgo le scale ho il fiatone, mi ha consigliato innanzitutto di dimagrire. Quando fumavo pesavo 80 kg, adesso ne peso 93. Nell’attività fisica sono discontinuo: sono capace di fare 4 km oggi e di non muovermi affatto domani. La verità è che mangio troppo. Anche durante la chemio non ho mai perso l’appetito.

VIAGGI

A mia moglie piace molto viaggiare. Insieme abbiamo fatto il tour della Giordania, siamo andati a Mosca, poi Messico, Zanzibar e Capo Nord, un posto bellissimo, ci tornerei. Lei è andata anche in India ma come meta non mi attirava, quindi sono rimasto a casa. Qualche mese fa siamo stati a Berlino. Abbiamo sempre avuto l’abitudine di fare due viaggi l’anno e non l’abbiamo mai persa. Anche il mio medico ha detto che non ci sarebbero stati problemi per fare questi viaggi. La mia vita non è cambiata: continuo a fare quello che facevo prima. Però può capitare che mi venga il fiatone dopo una corsetta o se faccio tre piani di scale a piedi.

IL PUNTO DI VISTA DI LUCIANO

È importante che il medico ti rassicuri e ti spieghi come stanno evolvendo le cose. Non tutti sono interessati a comportarsi così.

Io ho l’invalidità del 100% e mia moglie si è informata su internet sulla L. 104, Siamo riusciti ad ottenere il pass per disabili, ma nessuno ci aveva informati di questa possibilità. Per lo stesso motivo, mio figlio può avere diritto a 2 giorni al mese per aiutarmi.

Sapere come si va incontro alle cose è meglio, ed il momento in cui serve più supporto è quando si inizia la chemio: sapere cosa ti somministrano, quali effetti ci possono essere.

Se dovessi parlare con una persona che sta vivendo quello che ho vissuto io gli direi di farsi coraggio. Di non mollare. Di combattere, perché se ti lasci andare sei finito. Se ci sono delle problematiche bisogna superarle anche se non è facile. Io ho reagito, ho sempre detto a tutti quello che avevo, quello che mi sentivo.

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