Lavoro

Contributi di

Queste sono le esperienze, le opinioni e i punti di vista personali delle persone che ti presentiamo in queste storie. Poiché la tua situazione potrebbe essere diversa, potresti non riconoscertici.

Alessandro
caregiver

LAVORO

Mio padre è riuscito ad andare in pensione per stare vicino a lei. Con il riscatto degli anni di università è riuscito a lasciare il lavoro in anticipo per essere più libero di darle supporto. Si è fatto un discorso morale e tecnico.

Craig
DIAGNOSI NEL 2013

LAVORO

I miei colleghi

Li ho informati subito della diagnosi, perché non volevo tenerli all’oscuro lasciandoli a fare supposizioni. Lavoro ancora a tempo pieno, e ho ricevuto dai miei colleghi un sostegno enorme.

Ho preso subito la decisione consapevole di non nascondere nulla. Sono membro del Rotary club di San Diego qui in centro. Più o meno una settimana dopo aver appreso della mia diagnosi, mi hanno chiesto di tenere un discorso motivazionale.

Mi sono ritrovato a parlare davanti a circa 250 persone che mi hanno dato un supporto incredibile, con una standing ovation – per tutto il tempo. Sentire la vicinanza di tutte quelle persone è stato straordinario, ma non sarebbe accaduto se non avessi parlato apertamente della mia storia.

Dann
DIAGNOSI NEL 2006

LAVORO

Lavoro a tempo pieno. Sono un agente immobiliare e mi occupo di locali commerciali. Uno degli aspetti davvero positivi del mio lavoro è che posso avere un’agenda flessibile, a seconda della necessità. Quindi, non devo chiedere al capo per prendermi del tempo libero. Avendo la possibilità di lavorare anche da remoto, il mio impiego è molto comodo. Mi piace ciò che faccio, per questo non mi interessa andare in pensione.

Smettere di lavorare è un momento di transizione molto difficile per chiunque, anche quando lo si programma. Ho imparato che è essenziale organizzare la giornata secondo una struttura e una routine. Ciò vale in particolare per chi è malato di cancro: non hai voglia di pensare tutto il giorno al cancro, vuoi riempirti la giornata di altre cose e darle un senso.

Informare i colleghi

È stato arduo. Nel mio caso ho preferito usare l’e-mail: ho scritto alle persone importanti per me raccontando loro della mia diagnosi. In questo modo, hanno avuto il tempo per riprendersi prima di rispondermi.

E io non ho dovuto aiutarli a gestire le proprie emozioni quando già dovevo pensare alle mie. Ho imparato subito e la seconda volta, quando ho scritto a tutti, ho chiarito che non volevo la loro pietà, volevo il loro sostegno.

E ho ricevuto esattamente quanto ho chiesto: le persone mi hanno scritto “Vai, Dann, metticela tutta!” e altri messaggi del genere, ben diversi da un “Mi dispiace tanto”.

Non conosco nessuno a cui piaccia essere compatito, sentirsi dire “Mi dispiace tanto”, perché risposte simili implicano che sei cosa passata, che non sei più importante, che sei praticamente finito. Per questo ho riflettuto su come posso trasmettere speranza quando parlo con le persone, perché io spero ancora e voglio che gli altri mi aiutino a continuare a sperare.

Normalmente non mi lascio prendere dall’angoscia. Ho capito che è davvero importante mostrare agli altri la mia fragilità, far vedere loro quanto sia difficile. Ho deciso di fare così per non perdere la speranza.

Se devi lasciare il lavoro

Trova altre cose con cui occupare il tuo tempo. Avere un tumore significa avere la possibilità di scoprire cosa è importante per te, chi sono le persone importanti per te, e di cercare di trarre il massimo da queste cose.

A casa

Non è facile rinunciare a condividere il peso con il proprio partner e sentirsi la parte indifesa che ha bisogno di aiuto. È importante che ciascuno faccia la sua parte e questo è qualcosa che ho dovuto accettare: ho dovuto imparare a essere colui che riceve anziché cercare sempre di trovare un equilibrio tra quanto do e quanto mi viene dato.

Deena
DIAGNOSI NEL 2012

LAVORO

Nella mia vita ho fatto diversi lavori, ma ora sono in pensione. Quando mi hanno comunicato la diagnosi la prima volta, ho avuto la fortuna di poter lavorare da casa per qualche tempo.

Diane
DIAGNOSI NEL 2013

LAVORO

Non soltanto per il cancro, ma anche perché ormai sono in pensione c’è una serie di cose che mi piace fare: mi piace dipingere, mi piace leggere, e ora penso di avere diritto a tutto ciò. Devi permetterti di passare da uno stile di vita molto attivo a uno più calmo.

Se qualcuno mi chiede cosa ho fatto oggi, rispondo “Ciò che mi andava”. E alla fin fine si tratta proprio di questo. Devi smettere di danzare al ritmo di altri, devi stabilire il tuo. Riempi le tue giornate di cose che consideri importanti.

Emily
NED (NESSUNA EVIDENZA DI MALATTIA) DA DUE ANNI

LAVORO

Durante il mio percorso diagnostico e terapeutico ho incontrato diverse persone che hanno fatto la differenza e ci hanno dato consigli preziosi e un aiuto fondamentale. Voglio poter fare anch’io la stessa cosa per altri. Non sento il bisogno di tornare al mio vecchio lavoro, mentre sento l’esigenza, fin dal giorno in cui mi è stata comunicata la diagnosi, di aiutare altre persone nella mia stessa situazione. È qualcosa che ho sentito molto forte fin dal principio.

Sono molto egoista per quanto riguarda il mio tempo e lo organizzo e stabilisco le priorità dando la precedenza alla mia salute. A distanza di un anno dall’intervento chirurgico sono stata contattata dalla Bonnie J. Addario Foundation e mi hanno chiesto di diventare la loro portavoce – mi è sembrata l’opportunità che aspettavo per poter restituire l’aiuto ricevuto e tornare anche a lavorare. Così ho accettato.

Quando parlo con i pazienti che intraprendono il trattamento e sono solo all’inizio del loro percorso, li incoraggio a concentrarsi su se stessi. Devi essere egoista, è il momento di concentrarti su te stesso e sulla terapia; devi fare il possibile affinché possa essere efficace. Conclusa la terapia e dopo esserti liberato del cancro, puoi pensare ad aiutare gli altri. Non sto suggerendo di ignorare gli altri pazienti, ma nell’immediato devi focalizzare tutte le tue energie sulla terapia e sulla tua salute.

Dormire è molto importante. Io penso sempre che un paziente debba prendersi cura di se stesso, chiedendo anche un congedo lavorativo, se necessario e possibile.

George
DIAGNOSI NEL 2013

LAVORO

George

Ciò che mi ha stravolto di più la vita non è stata tanto la diagnosi di cancro quanto più l’essere andato in pensione prima di quanto avessi pianificato.

Mi piaceva molto il mio lavoro e non ci pensavo. Soprattutto per i pazienti con nuova diagnosi di cancro questo è forse il cambiamento più grande.

Ci vuole tempo per farsene una ragione. All’inizio non hai ben chiaro cosa farai. Pensa che dovrai convivere con il cancro, non morire di cancro.

I primi sei mesi circa sono stati i più difficili. Ero irrequieto, leggevo libri, guardavo la TV. Ma c’è un limite a tutto!

Ora che sono venuto a patti con la nuova realtà, leggo di più e mi dedico molto alla fotografia digitale.

Il fatto che Linda lavori è un bene, non voglio che la mia vita ruoti attorno al cancro. Averla qui con me servirebbe solo a rafforzare questa impressione.

Quindi, per ora, il suo lavoro è un modo per mantenere una certa normalità. Ci aiuta a livello psicologico ad affrontare l’impatto della malattia.

Prendi in considerazione il mentoring, il volontariato, oppure insegna ad altri cosa sai fare. Se nella vita hai sempre aiutato gli altri, non è giusto rinunciare ora.

Linda

Amo gli album di foto dei posti che abbiamo visitato.

Non ho più la casa tutta per me! Non sono abituata al fatto che ci sia sempre qualcuno.

Assicurati che i conti siano in ordine. È di grande conforto sapere che, se dovesse accadere qualcosa, hai già sistemato tutto.

Janet
DIAGNOSI NEL 2011

LAVORO

Scrivo da sempre. Prima faceva parte del mio lavoro di ingegnere ed era anche un passatempo, ma ho iniziato a pubblicare brevi racconti e articoli scientifici solo un anno o due prima della diagnosi.

È stato difficile scrivere durante la chemio e la radio, non riuscivo a essere lucida o a concentrarmi bene. Avevo il cosiddetto “cervello da chemio” e mi riusciva difficile organizzare i pensieri. Mi accorgo di aver perso parte della mia lucidità. Mi ci è voluto un po’ per capire cosa il mio cervello era in grado di fare dopo il trattamento.

Ho ancora problemi a trovare le parole e con la memoria a breve termine (la cosa bella dello scrivere è che posso correggere). Tuttavia, una volta che ho iniziato a sentirmi meglio, la mia musa ispiratrice è tornata. Ora ciò che scrivo ha prevalentemente a che fare con la mia esperienza di malattia, voglio fornire supporto e spiegare ad altri pazienti il linguaggio a volte ostico della scienza.

Avere un obiettivo fa la differenza. Quando non riuscivo a scrivere, ho trascorso molto tempo sui forum online dedicati al cancro al polmone comunicando con altri malati, condividendo in parte la mia esperienza e fornendo incoraggiamento. Era qualcosa che riuscivo a fare senza dover uscire di casa quando non mi sentivo bene durante la terapia.

Lydia
DIAGNOSI NEL 2008

LAVORO

Quando l’ho scoperto, alcuni dei miei colleghi si sono spaventati e non mi hanno più voluto parlare. Alcuni sono stati molto compassionevoli, la maggior parte di loro fantastici.

Fortunatamente, quando sono andata in pensione, avevo le mie due nipotine cui fare da baby-sitter. So che è per questo che sono ancora qui oggi. Do ancora una mano con loro.

Cerco anche di aiutare altre persone malate, cerco di dire loro ciò che ha fatto stare bene me.

Quando facevo la chemio, ero nella stessa stanza con tutti gli altri pazienti. Ho ascoltato le loro storie, loro hanno ascoltato le mie. Questo scambio mi ha aiutato molto.

Marc
DIAGNOSI NEL 2011

LAVORO

Quando ho iniziato a fare i cicli di chemio pesante non riuscivo a fare altro che dormire. È stato un colpo durissimo perché al tempo lavoravo da 42 anni.

Me la sono presa con me stesso e per un po’ ho recitato la parte del “Perché proprio a me?”, ma grazie all’enorme aiuto di mia moglie l’ho superata.

Per occupare il tempo in più che avevo a disposizione sono diventato un portavoce per i malati di cancro al polmone, impegnandomi molto a imparare, fare sondaggi e ricerche e a parlare con le persone.

Nell’ultimo anno ho incontrato persone che avevano appena scoperto di avere il cancro al polmone. Ho dato loro informazioni su cosa devono attendersi, suggerendo diverse domande da porre all’oncologo, al radiologo e ai loro collaboratori.

Ho detto loro di fare in modo di creare un team, di portare sempre un quaderno con sé, di annotare tutte le domande e di tenere presente che non esistono domande troppo stupide da porre a un medico.

Richard
DIAGNOSI NEL 2004

LAVORO

Ho lavorato per 20 anni nell’azienda di famiglia. La diagnosi mi è stata comunicata quando stavo ancora lavorando e per me è stato evidente quasi da subito che non avrei potuto continuare. Lo stress di possedere un’azienda e la pressione mi terrorizzavano troppo.

Ma avevo solo 45 anni, quindi non ero pronto ad abbandonare la mia carriera lavorativa. Sono andato a lavorare per un’organizzazione no-profit dove mi occupavo di raccolta fondi e la cosa bella è che non dovevo fare spostamenti.

Ora sono in pensione, ma faccio volontariato: uno o due giorni alla settimana, ma solo per tre o quattro ore al giorno. Una soluzione molto migliore per le mie possibilità fisiche

Stephanie
DIAGNOSI NEL 2012

LAVORO

Sono andata in pensione per invalidità. Non riuscivo a star dietro al lavoro che avevo.

Solo di recente mi sono sentita abbastanza bene da lavorare un po’. Mi sono fatta ridare la licenza di agente immobiliare e provo a vendere case. Il mercato non è entusiasmante ma mi sto divertendo tantissimo con gli “open house”. Immagino mi si possa definire una lavoratrice autonoma.

Non mi va di starmene con le mani in mano, ho voglia di fare un sacco di cose, ma con la pensione di invalidità non avrei le risorse per farlo. Non potrei alzarmi e andare al lavoro ogni giorno, dalle 8 alle 5, ci sono giorni che non mi sento troppo bene dopo la terapia. Con il mercato immobiliare, sono io a definire gli orari. Amo questa flessibilità, amo lavorare. Mi piace stare con la gente tutto il tempo, incontrare nuove persone.

Devi fare qualcosa di flessibile, perché non puoi prevedere come ti sentirai il giorno dopo.

Mi piace sentire che sto dando qualcosa. Non me ne sto semplicemente seduta da qualche parte a oziare; probabilmente non gioverebbe al mio buon umore. Non mi va di trascorrere troppo tempo in Internet o troppo tempo a pensare.

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